In questi ultimi tempi osserviamo come le persone che lavorano presso gli sportelli di lingua greca strutturati dall’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, attraverso la Legge 482/99, abbiano iniziato a tradurre nella nostra lingua , gli atti ufficiali di Comuni, Provincia e Comunità Montana e, possiamo dire, che ciò non è una cattiva idea allorquando il lavoro fosse fatto bene! Sappiamo tutti che la lingua che ancora oggi parlano quelle poche persone che la conoscono non è più com’era un tempo, prima cioè di quattrocento o cinquecento anni. Oggi, purtroppo, la nostra lingua ha solamente le parole che erano necessarie ai bisogni del lavoro e della vita dell’uomo nel quotidiano. Già le poesie del De Marco non erano espresse con una terminologia tipica del linguaggio poetico ed, in seguito, lo stesso Vincenzo Mesiani che aveva composto in lingua latina nel 1797 gli “Improperi” dedicandoli al canonico della cattedrale di Bova Mons. Domenico Jriti, li ha tradotti, successivamente, in dialetto romanzo e non in lingua greca! E ciò perchè? Forse perché ormai la lingua della Chiesa era latina o perché Vincenzo Mesiani non ha potuto scrivere più una così importante opera con quelle parole greche che erano ormai sopravvissute sulla bocca dei Greci di Calabria. Ho accennato a queste cose ed ho fatto questa piccola introduzione a quest’articolo, perché voglio sottolineare quant’è difficile per tutti noi scrivere con la nostra lingua cose che fanno parte della nostra contemporanea vita d’ogni giorno. E se è difficile scrivere cose della realtà contemporanea con le parole che abbiamo o ci sono rimaste, come si può pensare di poter tradurre ed interpretare documenti ufficiali e delibere di Comuni, Provincia e di altri uffici amministrativi del nostro territorio? Perché si possa realizzare un sì importante lavoro, dobbiamo avere persone che conoscano molto bene la nostra lingua ed anche qualcosa di neogreco. Dico queste cose perché sono certo che è così e non perché sia presuntuoso, ma perché in realtà , la nostra lingua, in questo lavoro, non ci può aiutare poiché, come ho detto, ormai purtroppo, non abbiamo più la lingua delle lettere, quella della maggior parte delle parole che indicano sentimenti e quella della vita amministrativa; la nostra lingua da molti secoli non è più una lingua amministrativa e se ora vogliamo fare alcune operazioni (che per quanto mi riguarda così non possono e non devono farsi), dobbiamo sapere ed imparare ancora molte cose! Penso che non sia molto giusto dire a chi lavora presso gli sportelli che debbano tradurre atti di pubbliche amministrazioni se queste persone non hanno alcuna esperienza su tale tipo di lavoro. Se vogliamo per il domani, tradurre documenti di vita attuale, dobbiamo avere personale che sappia fare il proprio lavoro. Per avere però tale personale che sa tradurre, dobbiamo preparalo, fare loro scuola e non per uno o due mesi, ma due tre anni, con almeno tre quattro ore al giorno, solamente così potranno fare qualcosa di buono. Bisogna ancora dire che tutti i traduttori ed i documentaristi, devono lavorare con un unico sistema di lavoro, perché nessuno può pensare che ognuno di noi possa fare quello che meglio crede, traducendo come vuole e come sa, la nostra lingua greca non è né può diventare una bottega! Come le Scuole della Bovesìa si sono messe assieme per attuare un unico sistema di lavoro per l’insegnamento, così dovranno fare tutti gli uffici che devono tradurre atti ufficiali di Comuni e di altri Pubbliche Amministrazioni, dovrà essere istituita anche una semplice commissione, non oltre quattro o cinque soggetti, che dovrà controllare le traduzioni prima che siano rese pubbliche. Il lavoro di traduzione che fanno gli impiegati degli sportelli ed i documentaristi, per come viene realizzato al momento, procura molti danni alla nostra lingua poiché, la maggior parte di essi, non conoscono quasi niente di lingua greca e non hanno alcuna esperienza su questo lavoro nonostante che una commissione dell’Università di Messina, li abbia esaminati ed ha loro consegnato un certificato attestante la conoscenza della lingua greca. Osservando come sono tradotti molti documenti ed atti amministrativi ufficiali, è naturale domandarsi come può accadere una simile cosa e sapere se c’è qualcuno che può dare una risposta su tale argomento.
Dobbiamo ancora evidenziare che da quando è stata approvata la Legge 482/99, ogni giorno sentiamo parlare di programmi per la lingua greca della Bovesìa, ma non vediamo i risultati, o meglio, non notiamo i buoni risultati per la lingua e, se non fosse per le Scuole dove alunni e studenti imparano qualcosa di greco, nessuno realizza programmi iniziative serie per l’apprendimento della nostra lingua. Allora, come abbiamo già detto, questi programmi che vengono realizzati con grandi spese di denaro cosa hanno prodotto per la conoscenza della lingua? Allo stato attuale c’è una grande confusione nella realtà della lingua greca: tutti sanno tutto, tutti vogliono fare tutto, moltissimi hanno la presunzione che facendo in tal modo (il loro modo) fanno buona cosa. Tutti insegnano la lingua, ma sono pochi coloro che la possono apprendere e vogliono apprendere qualcosa. Un grande errore su tutto è rappresentato dal cattivo uso del danaro, ma per questo ha colpa chi nei pubblici uffici struttura progetti senza conoscere la l’antica e l’odierna situazione dei Greci di Calabria.